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La “war on drugs” all’italiana

06/03/2026 13:36

Polvere

Redazione, contro-conferenza-droghe-roma-7-8-novembre-2025,

La “war on drugs” all’italiana

Critica alla conferenza sulle droghe: il proibizionismo è visto come controllo sociale. Sostegno alla controconferenza e alle politiche di riduzione del danno.

 

 

 

Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampa.

 

 

 

Il 7 e 8 novembre 2025 si terrà a Roma la VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, in qualità di Presidente del Comitato Nazionale di Coordinamento per l'Azione Antidroga.

Nella presentazione di questa conferenza si parla insistentemente di tossicodipendenza, lotta alla droga, carcere e “recupero”, e il tutto viene coperto sotto l’ombrello lessicale del termine “dipendenze”, che include anche quelle comportamentali, quali gioco d’azzardo, dipendenze digitali, sex addiction, shopping compulsivo e via dicendo, tra l’altro proprio quelle promosse, diffuse e pubblicizzate fino al parossismo dallo Stato, le quali poi millanta di voler combattere.

Ma quella delle “dipendenze” è una cortina fumogena, ciò di cui si parla realmente non è guerra alla droga (o alle dipendenze) ma guerra ai “drogati”, qualsiasi cosa significhi.

In contemporanea, si svolgerà una contro-conferenza promossa dalla società civile, costituita dalle realtà di base che operano nel settore e da soggettività a vario titolo connesse alla situazione reale che vivono le persone, cosa del tutto sconosciuta a lorsignori. l’iniziativa nasce in risposta a un contesto sempre più repressivo: dal decreto anti-rave al decreto Caivano, dalle modifiche al codice della strada fino al decreto Sicurezza (ora legge) che restringe fortemente le libertà individuali e collettive, politiche e sociali,  così surreale da arrivare persino a criminalizzare anche la canapa industriale. Una deriva autoritaria che ignora evidenze scientifiche, situazioni e istanze politico-esistenziali, strumenti fondamentali come la Riduzione del Danno.


 

Quindi nel momento in cui più o meno in tutto il mondo viene riconosciuto il fallimento della “guerra alla droga”, il governo italiano pretende di proseguirla a suon di violenza poliziesca e giudiziaria, medica e psichiatrica, e soprattutto carcere e persecuzione.


 

Ma che cos’è la “droga”?

La parola Droga, che suona più o meno simile in tutte le lingue comprese quelle dell’est (drug, drogue, droga, droge, drogy, ecc.), dal punto di vista semantico deriva dall'olandese “droog” cioè secco, e in passato stava ad indicare quei barili di sostanze secche in genere importati dalle indie orientali dai quali si estraevano medicamenti e spezie che tuttora chiamiamo droghe. 


 

E cosa si intende comunemente oggigiorno con il termine “droga”?

Una definizione corretta potrebbe essere quella di ogni comportamento o sostanza, naturale o artificiale che ha caratteristiche psicoattive o fisiottive o entrambe, cioè “che modifica la psicologia o l'attività fisica e mentale degli esseri umani” (definizione dell'OMS). Da questo punto di vista dentro questo contenitore ci possiamo mettere veramente di tutto, dalla pastasciutta che dà calorie, sfama e mette di buon umore alla piacevole bibita fresca nella calura estiva, ad una partita di calcio, a una canna o una bevuta con gli amici, e via dicendo.

Ne consegue che se le cose stanno così la specie femino-umana non potrebbe sopravvivere e neanche esistere senza droghe.


 

A questo punto le domande diventano tantissime: perché ce ne sono di legali e altre di illegali? Perchè alcune sono considerate “pesanti” e altre “leggere”? Perchè alcune sono ritenute socialmente pericolose e altre no? Perchè se una droga te la prescrive il medico non si chiama più droga ma farmaco, però se la stessa sostanza te la vai a comprare da Peppino ai giardini, da farmaco torna ad essere droga, questa volta pericolosissima? Perchè alcune sono propagandate e diffuse tipo caffè, alcol, farmaci, e altre sono sottoposte a persecuzione penale e a militarizzazione pesante con continui abusi in divisa?


 

Per rispondere bisogna tornare alla domanda che ci siamo posti prima: che cosa è la droga?

La droga in sé non è affatto un pericolo reale e concreto, bensì un’astrazione politica, un fantasma, uno spettro che prende vita per volontà di sopraffazione di pochi sui molti, un’elucubrazione con cui il potere intende perseguitare determinate categorie di cittadini, disciplinando al contempo le altre nell’accettazione dei luoghi comuni voluti dall’ideologia dominante. 

Il linguaggio manipolatorio con cui queste scelleratezze vengono argomentate è un guazzabuglio di scientismo improvvisato ad hoc e politichese paternalista che paventa pericoli immediati che non ci sono, ma vengono opportunamente inventati di sana pianta. Tutto ciò per far passare come logici e naturali, persino “protettivi”, provvedimenti che hanno come unico scopo il controllo sociale e politico della popolazione in modalità oppressivo/repressive.

Dunque ciò che crea il “mostro-droga” è la normazione, la proibizione, la mediatizzazione spettacolare, la propaganda di una terribile minaccia che si abbatte sulla nostra società (sana per definizione) minandone la salute fisica e morale. Ed è questo approccio violento, punitivo ed escludente che costruisce il malessere, la disperazione, le overdosi, la morte e l’infelicità di un sacco di persone.

Ogni sofferenza, refrattarietà o forma di non-allineamento manifestata da gruppi sociali o individui rispetto all’omologante standard imposto, viene poi attribuita a una “devianza” da parte di costoro, a una debolezza (o sfrontatezza) intrinseca che gli impedirebbe di funzionare come previsto e che può essere compensata e gestita solo tramite carcerazione, trattamento medico-farmacologico, stigma e riprovazione sociale. 


 

Non si ragiona mai sulla storia individuale e comunitaria, politica e culturale entro cui si sviluppa la vita delle persone, sulle infrastrutture di sentimento e percezione che le vicende biografiche vi imprimono, su quanto ciascunǝ incorpori, nell’essenza della sua vita, il proprio mondo, il proprio tempo, il proprio vissuto. 

Le torsioni forzate imposte alla vita dei singoli e della collettività dalle convenienze del capitale e dei governi diventano inevitabilmente devianza, droga, malattia.


 

Gli esseri umani sono costituiti fin nell’intimo più profondo da una complessa sfera relazionale di cui fanno parte e alla quale contribuiscono. Nel momento in cui questa sfera viene dilaniata e rimodulata con l’uso violento della forza, svuotandone e nullificandone vissuti e valori, gli esiti patogeni e degenerativi sono assicurati. 

Si crea “tout court” il mostro per poi combatterlo.
A questo, e solo a questo, mira la loro conferenza nazionale sulle dipendenze, peraltro blindata, autoreferenziale e priva di confronto con chicchessia. 


 

Per questo noi aderiamo alla controconferenza nazionale autoconvocata. Per questo noi diciamo supporta, non punire! Per questo siamo antiproibizionisti, per questo noi auspichiamo e promuoviamo pratiche di riduzione del danno e limitazione dei rischi, laddove, beninteso, danni e rischi sono prodotti in primis da una classe politica miope, senile e in malafede.