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Droga e guerra

30/08/2026 19:27

Lettere alla redazione

Voci di fuori, droga, guerra, drogaeguerra,

Droga e guerra

Due elementi dipendenti l'uno dall'altro che costituiscono un binomio tanto inscindibile quanto contraddittorio dell’intera storia umana.

Due elementi dipendenti l'uno dall'altro che costituiscono un binomio tanto inscindibile quanto contraddittorio dell’intera storia umana. Non si va ad uccidere altri esseri umani che nemmeno si conoscono e a farsi uccidere se non si è sovraccarichi ideologicamente di propaganda e al contempo deresponsabilizzati psicologicamente da sostanze alteranti. L’incongruenza è data principalmente dal fatto che in guerra la droga è assolutamente necessaria in quanto moltiplicatrice di forza militare, mentre invece in tempo di pace è perseguitata o stigmatizzata in quanto corrompe psicologicamente, eticamente e fisicamente il consorzio sociale detto comunemente società civile.

Così come se si uccide una persona in circostanze “ordinarie” si è considerati assassini omicidi e pertanto perseguiti moralmente e penalmente, se lo si fa su mandato dello stato con indosso una divisa si diventa invece eroi che difendono la società dal “nemico”, degni di plausi ed onori, allo stesso modo l’uso di droghe in contesto civile è considerato abbietto e riprovevole, ma se lo si fa in una logica bellica è considerato utile e necessario per il conseguimento degli obiettivi strategico-militari prefissati.

Ora tralasciando guerre antiche che risalgono alla notte dei tempi, ma che sappiamo vedevano già alcol, cannabinoidi, oppio ed eccitanti naturali come utili necessità, veniamo ai conflitti moderni e del passato recente per focalizzarci sull’argomento, attualizzandolo.

Sun Tzu, generale e filosofo cinese, vissuto fra il VI e il V secolo a.c. nel suo famoso manuale militare “L’arte della guerra” sosteneva tra le altre cose che la velocità è l’essenza della guerra. L’assonanza con la dizione anglofona di velocità, “speed” (con cui è chiamata anche l’anfetamina) introduce il discorso sulle guerre moderne.

Già ai tempi di Sun Tzu per la verità si usava una pianta di nome Ephedra dalle proprietà fortemente energizzanti, che aumenta la concentrazione e lo stato d’allerta. Il suo principio attivo, l’Efedrina fu sintetizzato in Giappone nel 1885. L’industria si adoperò per trovarne un sostituto sintetico più facile da produrre in grandi quantità. Nel 1932 una compagnia farmaceutica americana ci riuscì e lo introdusse sul mercato col nome commerciale di Benzedrina. Quest’ultima, usata dagli atleti americani nelle olimpiadi del 1936 a Berlino con risultati sportivi eclatanti, stimolò la Germania hitleriana ad affinare le ricerche su questa sostanza, e nacque il Pervitin (detto anche “Hitler Speed”), capostipite di una nuova classe di sostanze energizzanti/euforizzanti dette metanfetamine, tutt’oggi protagoniste nelle guerre moderne.

L’attuale guerra in Ucraina, che dopo la seconda guerra mondiale è la prima guerra “simmetrica” su vasta scala, cioè fra eserciti moderni con elevate capacità militari, di intelligence e sperimentazione scientifica, ha sdoganato nuove classi di metanfetamine, sempre più efficaci, quali Captagon (Fenitillina) e Provigil (Modafinil), oltre a confermare l’efficacia militare del Tramadolo già testato in contesti di guerra mediorientali, che pur essendo un oppioide di sintesi, come le anfetamine aumenta i livelli di noradrenalina, dopamina e serotonina, mantenendo la tipica caratteristica oppioide di sedare il dolore. Le benzodiazepine vanno ancora di gran moda e associate ad altre classi di sostanze dette empatogene quali MDMA, MDA, Etilone (Khat) vengono usate soprattutto per curare shock e stress post-traumatici, in sperimentazione contemporanea di enteogeni (Psilocibina, Ayahuasca, Iboga, Peyote, LSD, Ketamina...).

La ricerca militare in materia di sostanze dopanti è sempre più incessante in quanto utile a creare soldati “ibridi” e “aumentati”, prestanti, disinibiti ed esaltati, che sopportano sempre meglio fame, fatica, dolore, con maggior propensione all’omicidio e alla noncuranza dell’esperienza atroce della carneficina. L’utilizzo massivo di sostanze dopanti in guerra è inoltre efficace per mantenere coesione di gruppo senza scrupoli morali, sottraendo individualità ai soggetti e collettivizzando la partecipazione all’orrore, cioè deresponsabilizzandoli singolarmente.

Ma tutto ciò ha anche pesanti ricadute sulla società civile. Essendo i soldati fornitissimi di sostanze dagli eserciti stessi, è praticamente inevitabile lo “spillover” sulla popolazione, che ha bisogno di sostanze per lenire gli effetti orribili della guerra. E qui subentra il gioco perverso e malato che accennavo all’inizio. Le droghe in ambiente militare e affine sono concesse e promosse, in ambito civile sono proibite, quindi si generano tutte le storture malvagie che conosciamo bene: un mercato nero dai costi altissimi, persecuzione poliziesca, stigma e discriminazione, rischi di tagli e contaminazione delle sostanze, infezioni e tutti gli immensi guai che la clandestinità immancabilmente porta.


 

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