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Rutto merda

29/04/2026 14:17

Lettere alla redazione

Voci di fuori,

Rutto merda

Nel giorno del mio diciassettesimo compleanno, per colpa di eccessi adolescenziali,  mi ritrovo legato mani e piedi  ad un letto d'ospedale psichiatri

Nel giorno del mio diciassettesimo compleanno, per colpa di eccessi adolescenziali, mi ritrovo legato mani e piedi ad un letto d'ospedale psichiatrico, per poi passarci un mese all'interno di quella struttura verde acqua, maleodorante e piena anche di stronzi.
La cosa facile da pensare quando sei lì è che tu non centra assolutamente nulla con tutto il resto che ti circondi in quell'attimo , due giorni dopo sei a flirtare con tutte le presenze femminili del reparto. 
Ogni tanto qualche presa per il culo e scoreggia prepotente tra machi senza troppe paure. Non bisognava quasi mai essere obbligati a fare belle figure, ma ognuno imparava subito a capire come girava un po' la piccola gerarchia che si crea lentamente da quando ti slegano in avanti, con i tuoi compagni di merende. 
Lo psichiatra (dottor Rutto) che nonostante sa che tu puoi fumare un massimo di 5 sigarette scandite nella giornata, al colloquio ti accoglie con un bel toscano tra le sue labbra, tanto per loro in quel non luogo tutto è lecito e possibile. Dopo un colloquio, uscito incazzato nero perché non d'accordo col parere del medico con la suola della scarpa nera sul muro davanti al suo ufficio scrissi "RUTTO MERDA" bello grosso in stampatello. 
Pensò puro di proporre un fine ricovero ad un ragazzo di 17 anni un posticino in struttura, una comunità per pazienti psichiatrici. Un posto che poteva alienarmi ancora di più di quanto avesse fatto l'spdc di casale Monferrato.

Ero minorenne, mia madre e mio padre firmarono per farmi uscire senza passare da comunità; si presero loro la responsabilità.

Non so se la mia vita ora che ho 32 anni sarebbe stata diversa. Mi trovo a fare i conti con una realtà che spesso non la sento mia, a fare cose per inerzia a essere confuso davanti tutti i doveri e gli obblighi che questa società impone. 
Ad oggi ogni tanto mi capita ancora di usare sostanze e non starci troppo dentro e ricorrere a psichiatri, farmaci, pronto soccorso. 
Non è che fila tutto liscio, nonostante dovrei averci fatto il callo e saper come star distante da tutto ciò. 
Ma forse ritornare in un posto che nonostante lo schifo, io reputi sicuro, è cio che meno mi fa star lontano da tutto questo.
Sarà che per mia fortuna ho quasi sempre reagito bene alla terapia farmacologica, o sarà che mi sento che possa farlo sempre senza rimorsi e strascichi (quasi), mi viene proprio da fare il coglione.

La vera differenza tra la vita reale e l'ospedaletto psichiatrico, nella maggior parte dei casi, è che da quest'ultimo prima poi ne uscirai, sia parlandone in fattore di spazio, sia in fattore di tempo. A volte ne esci anche meglio di quando sei entrato se imbrocchi in dottori bravi e la terapia funziona.
Dalla vita non ce ne si esce in piedi.
E se chiedo a me stesso, cosa pensa del futuro dopo a tutto questo girarci attorno all'esistenza, risponde semplicemente che tutto è giusto così. O quasi. 
 


MiNo