L’aggressione proditoria dei killer planetari a guida USA all’Iran, è data, come nemmeno troppo celato, dal tentativo di impedire forniture petrolifere alla Cina, o meglio, precisiamo, non sono tanto le forniture, delle quali peraltro la Cina non necessita nemmeno essendo superfornita dalla Russia, ma il fatto che queste transazioni vengono eseguite in yuan e non in dollari, cioè fuori del controllo gangsterico amerikano. Lo stesso motivo che portò l’attacco gratuito (e perdente) ad Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e via dicendo.
Un altro motivo bellico dei sicari occidentali, dichiarato, è quello di minare uno dei passaggi di terra fondamentali della via della seta, snodo commerciale importantissimo per la Cina e i paesi Brics (dei quali anche l’Iran fa parte). La cosiddetta Nuova Via della Seta cinese, sviluppata in ambito Brics con la supervisione della Cina, è infatti mirata a connettere Asia, Europa e Africa in rapporti commerciali fuori dall’area del dollaro, restituendo autonomia alle economie delle nazioni interessate, escludendo quindi gli amerrigani e relativi servi (europei) e padroni (sionisti).
Sono anni che gli Stati Uniti cercano di indebolire la Cina in tutti i modi, con tentativi più o meno strampalati e raffazzonati, come quest’ultimo di inventarsi in una maniera puerile e assurda che l’Iran sta producendo la bomba atomica. Ora quest’ultimo attacco indiretto ma esplicito alla Cina attraverso la guerra all’Iran, sembra davvero il più idiota di tutti i tempi, compiuto in ossequio alla volontà di espansione guerrafondaia, imperialista e colonialista dei sionisti, ma cela anche il bisogno assoluto degli yankee di affermare una intatta potenza militare a fronte del declino economico che li sta travolgendo.
Lo stesso motivo della guerra alla Russia fatta per procura usando l’Ucraina come serbatoio di carne da macello.
Quindi non solo di geopolitica si sta parlando ma di geoeconomia protezionistica del potere occidentale a trazione USA che vacilla a fronte delle nuove potenze consolidate: Cina, Russia e in generale il blocco dei Brics.
In questo quadro, la via della seta, conosciuta storicamente come via dell’oppio, ma ora ribattezzata così, in modo più “politically correct”, gioca un ruolo fondamentale.
Da essa passa una mole enorme di merci, tra le quali una di importanza particolare: l’oppio.
Quest’ultimo, spesso già raffinato in morfina o eroina, prodotto in Afghanistan e nel triangolo d’oro formato da Laos, Thailandia e Birmania, ha due vie di terra per raggiungere l’occidente e i suoi ricchi mercati affamati di sballo e fuga dall’orrore capitalista: la via a nord del Mar Caspio attraverso Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan, fino ad arrivare in Ucraina*, porta privilegiata dei traffici illegali verso l’occidente, e una via a sud del Caspio, la più breve e funzionale, attraverso il passaggio obbligatorio dall’Iran per poi arrivare attraverso Azerbaigian e Georgia, sempre in Ucraina* che ne garantisce la diffusione nel mondo. Per dovere di cronaca esiste anche un’altra via sud, che passa dall’Iran e attraverso la Turchia e Creta arriva subito in Europa, ma è meno utilizzata per via del doppiogiochismo turco (paese NATO) e richiede comunque trasporti navali, più costosi e volendo più facilmente controllabili e bloccabili.
Non dimentichiamo che anche l’Iran è storicamente un grande produttore di oppio, anche se a partire dagli anni ‘50 il regime golpista dello Scià su pressione USA impresse una svolta fortemente proibizionista, che fu poi proseguita dai teologi post-rivoluzione, ma con aperture notevoli, per esempio nei confronti della Riduzione del Danno, introducendo cliniche e servizi territoriali considerati di eccellenza a livello internazionale, e che non confliggevano col quadro del diritto islamico, anzi ne esaltavano le virtù.
Che cazzo c’entri Dio con la “roba” e le condizioni sociali di vita della gente questo è un mistero assai difficile da affrontare. Come del resto in occidente è sotto gli occhi di tutti quale razza di fallimento clamoroso sia il proibizionismo borghese, ma si prosegue ottusamente ad oltranza su questa strada.
Quindi, in Iran abbiamo attualmente una situazione proibizionista nei confronti di produttori e trafficanti, si arriva persino alla pena di morte, ma tollerante e aperta nei confronti dei consumatori (che sono tanti), checchè ne pensi Dio.
Tornando alla guerra attuale e ai suoi assurdi risvolti, per gli americani la questione del controllo del mercato dell'oppio, produzione, transito e commercio è pari a quella del petrolio. A tal proposito occorre ricordare che il mercato mondiale dell'oppio genera annualmente un volume d'affari pari a quello del PIL di un medio paese occidentale (es. Portogallo, Finlandia...), ed è secondo solo al mercato delle armi, ma ha una peculiarità che nessuna merce possiede: il formidabile ricarico di profitto garantito dal mercato nero generato dal proibizionismo. Un valore aggiunto, quest’ultimo, che ha anche rilevanza politica oltre che economica nel circo truffaldino capitalista, perché va ad incidere, aumentandolo artatamente, sul PIL degli stati canaglia d’occidente guidati da Big Jim-tutto muscoli-niente cervello, quindi anche sulle speculazioni finanziarie. Che devono per forza rimanere nella sfera di controllo taglieggiatrice del dollaro. Oppio compreso, naturalmente.
La posta in gioco per le teocrazie di rapina e sterminio giudaico-sioniste o cristiano-protestanti (e meno male che le teocrazie erano tutte islamiche) condotte fieramente alla rovina dai cowboys awanna-ganassa è davvero alta, tanto da rischiare qualche milione di morti, come in Ucraina, o addirittura la distruzione del pianeta con un conflitto nucleare.
Si facessero tutti quanti una bella fumata di oppio, almeno gli passerebbero queste insane pulsioni di morte distruttive e genocidarie.
* Sul ruolo dell’Ucraina in guerra come centrale clandestina di smistamento nel mondo di tutte le droghe prodotte nel vicino, medio ed estremo oriente, parleremo prossimamente su Polvere.

